Perché NO

In aggiunta ai comunicati politici che seguono, rinviamo all’articolato relativo all’analisi e alle proposte per la ‘nuova Atac’: Atac/11 novembre: perché votare NO

Verso il voto: le ragioni del NO al referendum Atac

Atac: il NO al bar e al lavoro

Comitato per il NO al referendum cittadino su Atac/messa a gara del trasporto pubblico locale previsto a Roma per l’11 novembre 2018 promosso dall’associazione Indipendenza 

Comunicato-su-Atac(in pdf)

Comunicato-su-Atac monopagina (per volantinaggi, affissioni murali…)

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Referendum ATAC dell’11 novembre 2018:

Indipendenza per il NO

Indipendenza invita a votare NO al referendum consultivo romano sul trasporto pubblico locale dell’11 novembre 2018 promosso dai Radicali e dal blocco politico liberista.

Alla luce della modifica dell’art. 10 dello Statuto di Roma Capitale non è previsto un quorum per la sua validità. È pertanto necessario contrastare nel merito il quesito che concreta il più tipico schema formulare liberista, cioè colpire l’anello debole del pubblico, oggettivamente carente, per creare il ‘fuoco di copertura’ per i processi di privatizzazione in esito ad un supposto mandato elettorale.

Va ricordato, a proposito di referendum, che è rimasta lettera morta la vittoria del 2011 –il I° dei quattro quesiti che non riguardava solo l’acqua bensì tutti i servizi pubblici a rilevanza economica, tra cui appunto il trasporto pubblico locale– che proprio il meccanismo della gara mirava a mettere in discussione. Come appare evidente, la ‘volontà popolare’ viene accettata solo quando si esprime in maniera conforme ai desiderata del blocco sociale dominante.

Nessuno nega le carenze strutturali del trasporto pubblico a Roma come altrove in Italia, ma queste vanno imputate anzitutto alle politiche austeritarie e ai tagli ai servizi sociali frutto delle politiche economiche decise a livello di Unione Europea e zelantemente applicate ad ogni livello di governo sul piano interno. Senza denunciare questo punto, qualsiasi analisi si confina nel circuito economico-politico imposto dal modello dominante, per Indipendenza da rifiutare senza equivoci.

È quindi nostra intenzione portare tale visione nel dibattito referendario.

Proprio per questo respingiamo in radice l’idea della ‘messa a gara’, frutto delle logiche mercatiste di derivazione comunitaria: le istituzioni devono provvedere direttamente e senza intermediari a soddisfare in modo efficiente i bisogni primari delle persone.

Innegabili sono, rispetto all’ATAC, le dissipazioni e il clientelismo stratificato nel corso degli anni ma fa sorridere che tali pulsioni ‘moralistiche’ siano agitate da chi è espressione di ben precise filiere politiche, tutt’altro che disinteressate.

Nessuno vuole assolvere la classe politica locale e nazionale rispetto alle scelte anche di natura parassitaria compiute negli anni, ma se a tali esponenti vanno mossi dei rimproveri, essi riguardano anzitutto la prona sudditanza alle politiche liberiste che hanno degradato i cittadini a clienti.

Rifiutiamo inoltre la logica secondo cui si possa estrarre profitto dai servizi essenziali e dai primari bisogni dei cittadini, tanto più se questo viene fatto comprimendo salari e diritti di chi in quei comparti lavora: è noto infatti che, grazie alle ‘riforme’ del mercato del lavoro e della contrattazione collettiva, le gare anche per i servizi pubblici siano vinte da società e cordate imprenditoriali che utilizzano la compressione dei salari e dei diritti come leva di competitività economica. Vince chi paga meno disapplicando contratti collettivi e garanzie lavoristiche, unica leva di competitività al ribasso. Questa logica è per noi inaccettabile, come è inaccettabile la potenziale perdita di indotto per il tessuto cittadino rispetto ai servizi collaterali al trasporto pubblico (manutenzioni, pulizie, forniture accessorie…), che verrebbero gestiti dall’aggiudicatario secondo le sue priorità. Un film già visto con la macelleria sociale di questi anni e con i fallimentari esiti delle privatizzazioni compiute in massa a partire dagli anni ’90, nel migliore dei casi note come ‘spezzatino’.

Va inoltre confutata la retorica dei promotori secondo cui ‘mettere a gara il servizio’ non equivarrebbe ad una sua privatizzazione: la logica delle gare al ribasso premierà sempre gli operatori più spregiudicati nel formare delle cordate o realtà multinazionali interessate ad accaparrarsi quote di mercato. Tutto ciò, poi, a tacere sulla ‘trasparenza’ dei meccanismi di aggiudicazione del servizio.

Indipendenza, da ultimo, propone una prospettiva di ‘legalità costituzionale’ su ATAC: in base all’art. 43 della Costituzione si tratta di un’impresa a preminente interesse generale che può dunque essere affidata a comunità di lavoratori o di utenti. Questa è la nostra prospettiva per mettere al centro i bisogni delle persone: fuori da ogni retorica, accettiamo la sfida della democrazia economica. ATAC ai lavoratori, ATAC agli utenti!

Indipendenza

aprile 2018

comitatonoreferendumatac@gmail.com 

ass.indipendenza.info@gmail.com – info@rivistaindipendenza.org

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