Venerdì 23 novembre: incontro per proseguire la battaglia su Atac azienda speciale

Condividiamo l’appuntamento di venerdì 23 p.v. in vista della prosecuzione nella battaglia per Atac azienda speciale di diritto pubblico e per un modello di ‘legalità costituzionale’ sul trasporto pubblico locale a Roma. 
La cortesia di Gualtiero Alunni pone a nostra disposizione l’utilizzo della sala del Consiglio Metropolitano di Via Giolitti 231, venerdì  23 novembre 2018 dalle ore 16,30.
L’invito è di vederci per valutare il da farsi dopo il referendum dell’11 scorso. Tutti quanti abbiamo sempre ritenuto che fosse importante superare l’inganno referendario della cosiddetta liberalizzazione per procedere alla ricostruzione del servizio pubblico di trasporto. Si tratta dunque di discutere tra di noi come ciò si possa fare. Sappiamo che è una impresa difficilissima che comprende l’identificazione di un percorso che possa portare alla trasformazione di Atac in Azienda speciale e. insieme, alla riappropriazione democratica del governo della città, determinando un intreccio positivo tra partecipazione e decisione. Un percorso che necessita di approfondimenti e di interventi immediati, possibili subito, che tuttavia si inseriscano in un disegno complessivo, tenendo conto del sistema mobilità interdipendente col sistema città, ovvero funzionale all’eguaglianza e ai bisogni sociali degli utenti e dei lavoratori. Un compito, se vogliamo, squisitamente politico: di cambiamento delle politiche o “non politiche” correnti.
Discutiamone insieme venerdì 23 novembre 2018 dalle ore 16,30 a via Giolitti 231.

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Bilancio della campagna (prima fase) di Indipendenza sul trasporto pubblico a Roma

Di seguito l’impegno di “Indipendenza”, con il suo “Comitato No referendum Atac”:

– apertura di un sito sul tema e connessa casella di posta elettronica (comitatonoreferendumatac@gmail.com) con gli scritti volta a volta divulgati sia sulle reti sociali, sia tramite l’indirizzario elettronico di “Indipendenza”;

– iniziative promosse autonomamente ed altre in cui, su invito, siamo intervenuti:

Roma, 9 novembre: assemblea per il NO a Tor Bella Monaca

Roma, 7 novembre: assemblea per il no al referendum Atac

Ostia, 6 novembre: assemblea per il no al referendum Atac

Roma, 5 novembre: Referendum Atac all’Università Tor Vergata

Roma, 30 ottobre: verso il referendum Atac/Le ragioni del NO;

– interviste uscite su diverse testate locali ( il ventrilocoforItalynews ; Le Petit Journal)

– auto-produzione di un video

– incontri di gruppo all’aperto e soprattutto a domicilio (sollecitando particolarmente i sostenitori del SI ad invitare a casa propria parenti, amici, vicini, conoscenti e, al termine degli incontri, invito a rilanciare ‘a catena’ il materiale informativo esposto, via posta elettronica. Alla fine, dato il numero delle richieste, abbiamo risposto al maggior numero possibile di inviti, non a tutti), modalità quest’ultima da sviluppare anche in altre occasioni;

– diffusione, pur non in tutte le occasioni, della rivista.

Sul trasporto pubblico a Roma i giochi restano aperti. Non solo perché i Radicali hanno annunciato che ricorreranno al TAR in riferimento alla modifica dello Statuto di Roma Capitale che abolisce il quorum e dunque per ottenere la validità ed efficacia della consultazione, pur se delegittimata sul piano popolare. Non solo perché a dicembre l’assemblea dei creditori darà o meno il via libera al concordato. Non solo perché non è scongiurata la prospettiva della messa a gara del servizio di trasporto pubblico, vista la proroga fino al dicembre 2021 dell’affidamento “in house” ad Atac del servizio di trasporto pubblico locale. La questione resta aperta per chi, come Indipendenza, battendosi al referendum per il NO, l’ha inteso non come atto di conservazione dello status quo, ma come premessa indispensabile per un rilancio effettivo di un ruolo pubblico nel sociale.

Di qui il dovere morale e politico di proseguire questa lotta, rifiutando la natura odierna di Atac come SpA: si tratta di aprire un fronte sociale e politico per un servizio / gestione pubblica, per l’istituzione di un’azienda speciale pubblica metropolitana in cui siano ricomprese nel perimetro le linee ed i dipendenti della Roma TPL. Una risposta al modello dominante con quello che a tutti gli effetti dovrebbe prefigurarsi come un vero e proprio esperimento di democrazia economica e legalità costituzionale, in continuità quindi con la parte ‘positiva’ della nostra proposta politica nella campagna referendaria, a saldarsi anche con altri snodi come la politica industriale e la riconversione ambientale nella mobilità.

Sappiamo che questo andrà di per sé ad impattare con il quadro vincolistico, liberalizzatore e privatizzatore, della piattaforma neoliberista dell’Unione Europea. Del resto la specificità del comitato che come “Indipendenza” abbiamo messo in piedi è stata proprio quella di collegare una catena di ‘perché’ che dal contesto generale (Unione Europea e connivenze pluridecennali delle classi dirigenti di questo Paese) interferisce in modo decisivo fino all’ambito territoriale locale (ed il trasporto è solo uno degli ambiti, peraltro essenziale data la sua rilevanza d’interesse collettivo).

Non è cosa da poco per “Indipendenza” aver comunicato certe istanze. Non è cosa da poco il ‘nodo’ della sovranità politica e dei diritti sociali che era incorporato nel referendum e che continua ad esserlo nella lotta per la piena e fattiva ripubblicizzazione del trasporto locale capitolino. Non è una posta in gioco di poco conto, ed “Indipendenza” continuerà a portare il proprio contributo nella lotta.

Comitato NO referendum Atac – Indipendenza

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Atac: noi non smobilitiamo!

Comunicato, venerdì 16 novembre 2018

ROMA/ DOPO IL REFERENDUM SUL TRASPORTO PUBBLICO LOCALE.
PRIMA RIUNIONE

Giovedì 15 novembre si è tenuta una prima riunione di diversi comitati per il NO presso la sede dell’ass. Indipendenza, a Tiburtina. Presenti, oltre al Comitato NO referendum Atac (Indipendenza), anche Comitato Utenti e Lavoratori in difesa del Trasporto Pubblico, Decide Roma Polo Acqua Pubblica, C.a.l.m.a., Pendolari Roma-Lido, Comitato Atac Bene Comune.

La riunione si è dato l’obiettivo di rilanciare il trasporto pubblico urbano di Roma modificando la forma societaria di Atac da S.p.A ad Azienda Speciale Pubblica. Su questo apriremo la discussione tra i cittadini ed i lavoratori del settore. Atac così com’è non funziona e non funzionerà. La verifica si deve adempiere con l’ingresso al controllo dell’azienda da parte dei cittadini e dei lavoratori.

Seguiranno altre riunioni, assemblee, dibattiti su questo tema con i cittadini, i lavoratori, le istituzioni. Non vogliamo i privati nel trasporto a Roma e in Italia.
Cambiare Atac si può.

 

Riportiamo di seguito anche il comunicato congiunto di tutte le componenti riunite:

NOI NON SMOBILITIAMO!

Giovedì 15 Novembre alle ore 19:30, i sottoscritti “comitati per il NO” in assemblea aperta presso la sede dell’associazione Indipendenza (Monti Tiburtini – via Luigi Barzini senior, 38), analizzato l’esito referendario per la privatizzazione di Atac, svoltosi l’11 Novembre, ritengono:

1) il risultato insoddisfacente e pericoloso per il destino e il futuro dei servizi pubblici locali, della collettività e del mondo del lavoro afferente;
2) pericoloso direttamente o indirettamente per il mondo del lavoro in tutte le Partecipate Pubbliche di Roma Capitale;
3) decide di perseguire l’obiettivo di rilanciare la dimensione pubblica a partire dal trasporto urbano di Roma, come uno dei principali “asset” economici sociali e ambientali che devono costituire un nuovo e importante motore di sviluppo per la Capitale.

Ritengono unitariamente che:
A) tale obiettivo politico, così come accade in tante altre capitali europee, sia realizzabile modificando la forma Societaria di Atac da Spa ad Azienda Speciale Pubblica, per riportare in maniera inequivocabile, “mission” e ragione sociale, dentro indirizzi strategici e funzionali al radicale cambiamento gestionale di Atac;

  1. B) che siano obiettivi complementari al ruolo terzo della pianificazione pubblica, che deve prevalentemente lavorare in autonomia:
    b1) per la riconversione della rete da gomma alla ferrotranvia;
    b2) al completamento delle linee metro;
    b3) ai non più rinviabili interventi infrastrutturali a partire dalle corsie preferenziali;
    b4) al reperimento stabile e continuativo delle risorse dovute a Roma Capitale quarta area metropolitana di Europa capaci di compensare gli extra costi indotti dalle peculiarità di Roma;
    b5) ad una adeguata “governance” territoriale che abbia come obiettivo prioritario arginare il 75% del traffico privato e commerciale e rispondere alle istanze del pendolarismo pretendendo un effettivo sistema integrato del trasporto con le 8 Fm del Lazio e le 3 Fs concesse;
  2. C) che tale piattaforma programmatica abbia in sé:
    c1) l’obiettivo speculare di una rigorosa tutela della salute pubblica e dell’ambiente;
    c2) la compiuta realizzazione del diritto alla mobilità sostenibile e alternativa con segmenti garantiti e in sicurezza di ciclopedonalità;
    c3) complementari occasioni di lavoro e occupazione.
  3. D) Che tale piattaforma programmatica abbia in sé non soltanto il dovere di una salvaguardia degli attuali livelli occupazionali, ma anche meccanismi di incentivazione allo sviluppo nei vari livelli del settore.
  4. E) Che tale piattaforma programmatica sia l’unica strada per dedicare una particolare attenzione alle fasce deboli di utenza per la quale offrire, una volta a regime, anche modelli di gratuità del servizio.
  5. F) Che in tale piattaforma programmatica e sociale non si possa eludere l’esigenza della costruzione di modelli partecipati in ogni municipio per una pubblica e aperta condivisione degli indirizzi strategici sul trasporto, costruendo relazioni costanti con realtà associative territoriali, centri di ricerca e università che abbiano reali poteri decisionali.

Per questi motivi, sapendo che sotto la pelle dei risultati dell’astensione è ben presente un malessere scevro dalle strumentalizzazioni dei radicali e del PD, è ben presente l’interesse di corporazioni di interesse specifico per privatizzare il settore a vantaggio dei privati che non rinuncerà a tale lucroso obiettivo, noi non ci accontentiamo del mancato raggiungimento del quorum e puntiamo sulle nostre ragioni, che traguardino obiettivi sociali che vanno oltre la questione Atac di oggi ma per un Atac del domani, nella consapevolezza che non affrontare il problema per quel che è, significa ignorare dati di fatto che già oggi rappresentano i problemi di tutte le aziende pubbliche e per l’intera comunità.

Noi siamo convinti di agire politicamente per gli interessi collettivi e da Roma Capitale su questi temi lanciamo una piattaforma di sfida politica e programmatica; una sfida contro la logica delle privatizzazioni e l’esclusiva ricerca del profitto in tutti i beni comuni e indivisibili.
Apriremo la discussione nelle istituzioni municipali, nelle associazioni e tra i lavoratori del settore, con tutti i sindacati, proponendo una proposta di legge di iniziativa popolare per la quale raccoglieremo il consenso tra gli utenti e il mondo del lavoro. Perché siamo convinti che la “governance” di Atac, condizionata dai fattori esterni sopraelencati, così com’è non funziona e non funzionerà a prescindere dal concordato. E siamo convinti che altri inconfessabili disegni spingono per soluzioni non dichiarate ma che in caso di fallimento servirebbero un “assist” formidabile agli interessi costituiti e rappresentati anche in questo referendum, comunque per la privatizzazione non solo di Atac ma di tutte le Partecipate Pubbliche.

Noi puntiamo ad una svolta reale che:
G) contribuisca ad un nuovo modello di città in cui si produca occupazione, tutela ambientale e libertà di movimento.
g1) Non minore, ma maggiore servizio di trasporto in tutti i quadranti territoriali per ricucire territori smembrati dal nuovo piano regolatore e che registrano una domanda crescente di mobilità.
g2) che riporti il controllo effettivo di un importantissimo braccio strumentale nell’alveo dei doveri dell’istituzione Comune di Roma, che deve riconoscere e rappresentare una matura e dimostrata capacità elaborativa e propositiva dei cittadini e dei lavoratori del settore;
g3) che chiede un nuovo modello che includa la reinternalizzazione delle attività primarie, dalle manutenzioni, al soccorso stradale alle pulizie e rifornimento per prima uscita e rientrata a fine turno;
g4) che, sull’indotto, controlli e prevenga il “dumping” sociale dato dalle dinamiche degli affidamenti in subappalto al massimo ribasso;
g5) che smantelli filiere politiche e clientelari di appartenenza e imponga una trasparente selezione con procedure ad evidenza pubblica e parametri e criteri meritocratici del “management” apicale e dei gruppi dirigenti allocati nelle macrostrutture con valutazioni trimestrali;
g6) che a tale proposito ricostruisca degli organismi di controllo autonomi e terzi fuori dal rischio di cattura da parte dei potentati economici e della mala politica.

Per questo seguiranno altre riunioni, assemblee e dibattiti su questo tema con cittadini, lavoratori e istituzioni. Aperte alla inclusione e partecipazione di altri soggetti associativi che vogliono capire e discutere anche da posizioni diametralmente diverse. Per noi, dopo l’acclarato fallimento delle politiche di privatizzazioni dei servizi pubblici, in Italia e in Europa, la sfida da cogliere senza se e senza ma, in termini di politiche industriali, trasparenza e moralità, di gestione e organizzazione, di rispetto dei diritti degli utenti e dei lavoratori, è: “far funzionare il pubblico meglio del privato”.

Non vogliamo i privati nel trasporto a Roma o in Italia, perché gli innesti di settori in “outsourcing” regalati ai privati hanno portato non solo Atac ma buona parte delle Partecipate Pubbliche allo stato di crisi in cui sono. E presto con l’uberizzazione dell’economia reale e dei servizi pubblici sarà un problema da affrontare anche nel mondo dei taxi.
Sul tema della mobilità, con l’esperienza di Roma TPL, a cui è stato ceduto il 30% della rete pubblica nelle periferie, i romani con i privati hanno già dato.
Cambiare Atac si può, renderla più produttiva, efficiente e di qualità si deve, perché con questo cambiamento reale e non con le scorciatoie a favore dei privati, miglioreremo realmente la qualità della vita, del lavoro, delle relazioni umane e sociali e dell’ecosostenibilità ambientale per tutti noi.

Atac Bene Comune, Calma, Lavoratori e Utenti, Pendolari Roma Lido, Coord. Decide Roma-Acqua Pubblica, Indipendenza, Mobilit@s

Comunicato-su-incontro-15-novembre

atac non smobilitiamo

Il manganello euroatlantico sul trasporto pubblico locale: Milano, Genova e Firenze

CasaPound su Atac e Tav

Confindustria Roma per il sì al referendum Atac: dubbi su cosa votare?

Il PD romano per il SI al referendum Atac: quali risvolti dietro tale decisione

Atac: il NO al bar e al lavoro

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Il manganello euroatlantico sul trasporto pubblico locale: Milano, Genova e Firenze

In più occasioni abbiamo sottolineato come le carenze strutturali nel trasporto pubblico locale siano una vera e propria ‘questione nazionale’  (qui e qui ) a ogni latitudine.

A Milano l’amministrazione targata PD (Partito Democratico) si appresta a varare un aumento-stangata dei biglietti a partire dal 2019 giustificato in nome dell’ambientalismo, proprio a fronte del progressivo passaggio di ATM ad una flotta di autobus al 100% elettrica entro il 2030.
Non è un caso.
Nel sopra richiamato articolo si dava conto delle preoccupazioni del ‘Comitato ATM Pubblica’ in cui appunto le medesime dinamiche pro mercato sono paventate anche per la ‘virtuosa’ ATM, a riprova che quella per le privatizzazioni è una ben precisa scelta frutto di chiari orientamenti politico-culturali, quelli della filiera euroatlantica (UE/BCE, FMI, WTO, NATO). Altro che attenzione all’utenza!

Segnaliamo, poi, questi due interventi che danno conto della situazione rispettivamente di Firenze e Genova e che esplicitano come la rivendicazione per un’Atac pubblica e partecipata sulla base di un modello di ‘legalità costituzionale’, come da noi proposto, debba essere l’avanguardia di una rivendicazione da portare avanti in ogni angolo d’Italia.

AMT Genova

ATAF Firenze

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Roma, 15 novembre: le prospettive d’azione dopo il referendum su Atac

Un grosso risultato politico l’esito del voto al referendum consultivo su Atac. Un’enorme soddisfazione.
L’affluenza alle urne di circa 386.900 cittadini su 2.363.989 iscritti al voto (il 16,3% degli aventi diritto) parla di un fallimento clamoroso per il fronte del SI. Un 16,3% che nello spoglio vede il prevalere del SI intorno al 74-75%, il che abbassa di 1/4 un consenso alla fine largamente inferiore rispetto alle previsioni. Il variegato fronte del NO quantomeno è riuscito a scoraggiare dal votare per il SI che appariva lanciatissimo in termini di consenso.

Fallisce così (per il momento, almeno) l’operazione ultraliberista di liberalizzare/privatizzare il trasporto pubblico a Roma, nonostante la gestione privatistica di S.p.A. e le responsabilità delle amministrazioni comunali che, come al governo centrale, hanno recepito l’impianto neoliberale di matrice euroatlantica che ha la sua significativa parte nel degrado del servizio e nel consentire ad affaristi e speculatori di fare il brutto ed il cattivo tempo.
Riceve una sonora sconfitta quel fronte promotore del SI che vedeva in questa battaglia un passaggio di tappa importante per +Europa e federalismo atlantico.

Si tratta ora di ragionare sul prosieguo della lotta su questo versante, insieme a quelle individualità e soggettività che, come “Indipendenza”, si sono spese nella battaglia referendaria. Giovedì 15 novembre 2018, a Tiburtina, alle 19,30, iniziamo una riflessione al riguardo.

via Luigi Barzini senior, 38
(tra metro Quintiliani e Monti Tiburtini; traversa di via Filippo Meda)

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dopo ref atac

CasaPound su Atac e Tav

Al referendum consultivo su Atac, CasaPound Italia (i “fascisti del III millennio”) invita a non votare. Il quesito, dicono in una nota, è posto male e pertanto auspicano che non venga raggiunto il quorum. Nella nota, dopo essersi detti contro la privatizzazione e aver criticato il disastro del trasporto pubblico romano (meglio sarebbe dire: della gestione privatistica del trasporto pubblico romano), motivano il loro invito testualmente così: “C’è il rischio che i cittadini proprio a causa di questo scenario disastroso e perché vittime della disinformazione, votino a favore della privatizzazione”.
Una motivazione talmente sballata, sconclusionata in sé, che vien da pensare ad ‘altro’. Stante, infatti, la valenza politica del referendum peraltro consultivo, a chi giova il non voto di chi si dice contro la privatizzazione? Ovviamente a quel fronte –a parole da CasaPound criticato– che ha promosso il SI, fautore della liberalizzazione (cioè dello spezzatino in lotti e micro-lotti, in monopolio di fatto privato a tempo, del trasporto pubblico a Roma), che significa “senza rischio d’impresa” derivando il lucro dai soldi pubblici ottenuti con l’aggiudicazione delle gare d’appalto per definizione al ribasso. Un fronte del SI sostenuto quindi dagli appetiti privatistici sulle gare d’appalto del servizio (ma si veda pure il pericolosissimo secondo quesito referendario) e anche da quelli speculativi di chi ambisce a mettere le mani sul patrimonio immobiliare di Atac.
Insomma, quesiti posti tutt’altro che “male” e su cui, di fatto, si consumano significative convergenze.

Un po’ come a Torino. A stretto giro di ore, infatti, CasaPound declina la sua partecipazione alla manifestazione pro-TAV (Treno ad Alta Velocità) nel capoluogo piemontese poi tenutasi sabato 10 novembre. All’ultimo momento, come degli Alice nel Paese delle Meraviglie, scoprono che la manifestazione ha tra i suoi promotori Partito Democratico e Forza Italia, e quindi, non volendo avere nulla a che fare con certe sigle, ritirano la loro adesione.
Altra scelta poco conseguente. Rifiutano di condividere la piazza con certi soggetti politici, salvo però non dissentire da una “Grande Opera” (la TAV Torino-Lione) dannosa all’ambiente, costosa, inutile, ma tanto tanto profittevole per aziende gravitanti ed intrecciate per interessi ed affinità ideologica proprio con quei soggetti politici da cui si vuol far vedere di prendere le distanze.
Una curiosità. Gli organizzatori della manifestazione di Torino hanno voluto connotarla con il colore “arancione”, lo stesso della “rivoluzione colorata” che in Ucraina vide fallire nel 2004 il primo tentativo di golpe euro-nazi-atlantico, vittorioso invece nel 2014 con l’ascesa al potere, insieme agli oligarchi ‘liberal’, di partiti neonazisti come Prawj Sektor e Svoboda –formazioni “camerate” di CasaPound– finanziariamente, politicamente, militarmente sostenute da Stati Uniti e Unione Europea.
Insomma, fascisteria ed atlantismo: un connubio che l’Italia dal secondo dopoguerra, almeno da Portella delle Ginestre (1° maggio 1947), ha tragicamente avuto modo di conoscere bene.

Verso il voto: le ragioni del NO al referendum Atac

Atac/11 novembre: perché votare NO

Atac: il NO al bar e al lavoro

Perché NO

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Confindustria Roma per il sì al referendum Atac: dubbi su cosa votare?

Confindustria Roma per il SI al referendum Atac: la principale organizzazione del padronato esprime la sua adesione alla prospettiva sostenuta da Radicali e Partito Democratico.

Se pensi che i tuoi interessi coincidano con i loro, vota SI.
Se invece pensi che le priorità siano i diritti, le ragioni del lavoro, la riconversione ambientale e la costruzione di un’alternativa di legalità costituzionale fondata sulla democrazia economica, la scelta è per il NO.

Invitiamo quindi ad utilizzare queste ore che ci separano dal voto per diffondere e far conoscere i nostri documenti tematici su Atac, le nostre rivendicazioni, l’evento facebook , ed il sito (comitato e associazione).

Verso il voto: le ragioni del NO al referendum Atac

Atac/11 novembre: perché votare NO

Atac: il NO al bar e al lavoro

Perché NO

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Verso il voto: le ragioni del NO al referendum Atac

vi invitiamo ad aderire all’evento facebook per il voto di domenica 11 e a divulgare il video/documento di seguito, oltre ovviamente agli altri documenti politici già elaborati.

Atac/11 novembre: perché votare NO

Atac: il NO al bar e al lavoro

Perché NO

 

– Per cosa si vota l’11 novembre a Roma?
Per la liberalizzazione del trasporto pubblico locale di superficie e sotterraneo, il che apre alla fattiva totale privatizzazione (primo quesito) e (secondo quesito) per “l’esercizio di trasporti collettivi non di linea in ambito locale a imprese operanti in concorrenza”, cioè quel ‘capitalismo delle piattaforme’ (Uber, autobus low cost, riders…) che radicano il loro modello di impresa sulla disinvoltura fiscale, la deregolamentazione del lavoro e l’aggressione alle potestà regolative delle istituzioni pubbliche. Sistemi come Uber portano all’arricchimento di compagini societarie estere, peraltro tutt’altro che trasparenti. Per Indipendenza c’è anche un ulteriore motivo per rigettare questo tipo di operatori: esse sono espressione di quei vincoli derivanti dalla condizione di succube sudditanza dell’Italia alla filiera euroatlantica che ha reso il nostro Paese, dal secondo dopoguerra a oggi, sostanzialmente un protettorato atlantico.

– Quali sarebbero gli svantaggi di una liberalizzazione del trasporto pubblico a Roma?
Liberalizzare significa che le aziende senza rischio d’impresa utilizzano i finanziamenti pubblici, oltretutto usufruendo delle infrastrutture pubbliche (reti elettriche, binari, fermate, pensiline e probabilmente depositi) pagati dalla collettività. Ora, per ottenere un profitto, questo lo si ricaverà sulle spalle dei dipendenti (meno salario, peggioramento delle condizioni di lavoro, sfruttamento) e dei cittadini (taglio di linee non remunerative, soppressione di turni e bus in zone periferiche meno appetibili).

– Perché è importante andare a votare?
Per dare un segnale politico: il trasporto, come altri ambiti strategici, è un monopolio naturale pubblico. Il privato persegue il profitto, il pubblico no. Strutturalmente non è una differenza da poco. Metterli sullo stesso piano è più che forzato. Innescare meccanismi di concorrenza (se nei primi momenti può produrre meccanismi positivi) nel medio periodo determina un drastico peggioramento del sistema di trasporto. Quando si introducono questi meccanismi competitivi, di concorrenza, è inevitabile che tutto ricada sulla riduzione della manutenzione, dei salari dei lavoratori, della qualità del trasporto. È un dato di fatto. Dimostrabile proprio sull’esperienza romana della consorziata privata di Roma TPL, che (mal) gestisce il trasporto nelle periferie, e sulla base di quanto già avvenuto in diverse città e capitali in Europa (ritorno al monopolio pubblico) e sta avvenendo in altre. Il confronto con altre capitali europee chiarisce che le società pubbliche che ne gestiscono i servizi, oltre ad essere ben amministrate hanno come programmatori Enti pubblici capaci di governare i complessi problemi del settore. Laddove i fallimenti della privatizzazione si sono resi irrimediabili, si è determinato un avvio di rinazionalizzazione come nelle ferrovie inglesi.
Insomma, con una battuta: per essere cittadini e non clienti.

– Quali sono i problemi di Atac?
Atac è una Società per Azioni, ovvero un’impresa in cui la proprietà interamente pubblica non ne modifica lo scopo di lucro (nel nostro caso con effetti disastrosi). Prevalgono così sugli obiettivi sociali le valutazioni economico aziendali ed è per questo che i problemi Atac S.p.A. li ha finora affrontati al modo delle aziende private: con i tagli di linee e fermate, la precarizzazione del lavoro, il dumping sociale, l’appalto di proprie funzioni a ditte esterne all’azienda. I cittadini romani possono avere un termine di paragone guardando allo stato delle periferie (e chi vi abita lo sa bene) dove il Comune ha affidato più del 40% del servizio a Roma TPL. Lì la situazione è ancora più grave che nella parte di città servita da Atac. In un contesto concorrenziale è difficile imporre livelli normativi a tutela dell’utenza, dei lavoratori, dell’ambiente non più garantiti dall’intervento pubblico.

– A cosa sono dovuti?
A questa Atac S.p.A. indifendibile per la gestione che la caratterizza da almeno un paio di decenni circa, con la produzione di un abnorme debito, un pesantissimo invecchiamento delle vetture e delle infrastrutture, una formidabile obsolescenza tecnologica, una incapacità grave nell’organizzazione del personale. Una “mala gestione” costellata da fenomeni di corruzione, prodotta da una elefantiaca dirigenza frutto del prevalere di interessi delle oligarchie politiche sugli interessi generali. È lampante la corresponsabilità di lunga data delle amministrazioni comunali, unico azionista di Atac, e di Atac medesima nella pessima conduzione dell’azienda, in un generale abbandono che –non è la prima volta– sembra fatto apposta per aprire le porte ai privati.

– Perché votare no?
Per dire NO al peggioramento del servizio che avrebbe con la vittoria del SI un preoccupante volàno politico-mediatico. La situazione in cui ci ritroviamo adesso è figlia delle politiche degli ultimi 25 anni volte a liberalizzare. Il paradosso è che chi perora il SI attaccando Atac, attacca un modello societario ispirato proprio alla liberalizzazione. Lo scioglimento del paradosso è che chi ha indetto il referendum lo fa perché vuole eliminare quel formale riferimento alla attuale proprietà del Comune.
Insomma, un NO che sia solo il primo passo per una battaglia politica che deve continuare.

– Con quali rivendicazioni ed obiettivi?
Vediamo i principali.
Trasformazione di Atac S.p.A. in Azienda Speciale, ovvero, secondo la legge, un ente strumentale del Comune senza scopo di lucro. Quindi società di diritto pubblico, braccio del comune, veramente pubblica, non una SpA.
Miglioramento dell’infrastruttura (che dire insufficiente è dir poco) sbilanciata sulla gomma, dando così uno ‘strumento’ ottimale per il gestore.
Individuazione di una dirigenza controllata dal pubblico ma sottratta al clientelismo partitico con meccanismi di controllo e partecipazione da parte degli utenti e dei lavoratori mediante strumenti specifici per il loro accreditamento e intervento nei meccanismi di gestione dell’ente, coerentemente con l’art. 43 della Costituzione.
Riassunzione del servizio all’interno delle strutture amministrative del Comune e rientro nell’azienda effettivamente pubblica dei servizi esternalizzati (la manutenzione, ad es.), cioè dati in affidamento ai privati.
Polo pubblico per la produzione di autobus, tram e bus elettrici, nell’ottica di promuovere nuove filiere economico-occupazionali e riconversione produttiva. Oggi come oggi le forniture vanno per la sostanziale totalità all’estero, quindi ad alimentare filiere ed economie altrui. Perché toglierci la possibilità di decidere materialmente sulla produzione industriale?
Tutto questo rimanda ovviamente a qualcosa di più generale e ‘strategico’. Senza mettere in discussione le regole dell’Unione Europea su intervento pubblico, mercato e messa a gara (sia dei servizi che degli appalti) non si può pensare a nessun rilancio e a nessuna riconversione. La battaglia quindi riguarda anche il più vasto tema del se/cosa/come produrre e verso quali obiettivi sociali.

– Il Comitato del No cesserà la sua attività dopo il voto o proseguirà la sua opera con altri programmi e iniziative?
Come si diceva il tema non si archivia, quale che sia l’esito della consultazione referendaria. La vittoria del SI peggiorerebbe lo status quo, ma la stessa vittoria del NO la vediamo come un presupposto, una condizione necessaria ma non sufficiente, perché anche il mantenimento di detto status quo è inaccettabile. Puntiamo a proseguire sulla base delle direttrici sopra indicate, e confidiamo di farlo d’intesa con quei comitati del NO con i quali abbiamo stretto rapporti e stiamo condividendo questa comune battaglia referendaria.

intervista doppia SI/NO in ‘Il ventriloco’-Trastevere

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