Roma/Atac: quali insegnamenti dalle chiusure della metro

Ci sono vari insegnamenti da trarre dalla chiusura di alcune stazioni della metropolitana di Roma.

Anzitutto che sotto il tallone delle politiche austeritarie europee anche le cose più banali e quotidiane non sono scontate né acquisite. Siano le scale mobili della metro, le flebo in un ospedale o il riscaldamento a scuola.

Secondariamente dimostra l’importanza anche per gli operatori economici privati, specie per le piccole attività commerciali e artigianali di prossimità, di servizi pubblici efficienti e davvero al servizio della collettività: i cali nei volumi d’affari lamentati in questi giorni nelle aree interessate dalle chiusure, dicono tutto al riguardo.

Da ultimo, e per l’ennesima volta, esplicita tutte le criticità del sistema di appalti ed esternalizzazioni che rende, nei fatti, impossibile governare il servizio e avere una esplicita filiera delle responsabilità.

“Indipendenza” continua a coordinare le proprie rivendicazioni per arrivare ad un’Atac davvero indirizzata all’utilità sociale mediante la creazione di una società speciale di diritto pubblico sottratta alle dinamiche del mercato e del profitto.

Atac, a proposito di multe e assenteismo

Uber: un esempio di ‘capitalismo delle piattaforme’

Insieme per ricostruire il servizio pubblico di trasporto – trasformare Atac in Azienda Speciale – aprire il Comune alla partecipazione di lavoratori e utenti – iniziative del Comitato promotore

Bilancio della campagna (prima fase) di Indipendenza sul trasporto pubblico a Roma

Il manganello euroatlantico sul trasporto pubblico locale: Milano, Genova e Firenze

Atac: il NO al bar e al lavoro

CEDIMENTO SCALA MOBILE A ROMA: EFFETTI DELLA LIBERALIZZAZIONE / PRIVATIZZAZIONE DI ATAC!

Atac: noi non smobilitiamo!

Verso il voto: le ragioni del NO al referendum Atac

Atac/11 novembre: perché votare NO

Atac: il NO al bar e al lavoro

Perché NO

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Legambiente: diffuso Pendolaria 2018, il rapporto sul trasporto pendolare in Italia

Diffusa la nuova edizione di ‘Pendolaria’, il rapporto di Legambiente Onlus sul trasporto pubblico locale. Uno strumento di lettura e analisi imprescindibile per chi si occupi della riconversione dei trasporti, della mobilità e del riorientamento del sistema economico. Invitiamo tutti gli amici e simpatizzanti a scaricarlo e prenderne visione.

qui il link per scaricare il rapporto

peratacserviziopubblico@gmail.com

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Per Atac servizio pubblico: continua la nostra mobilitazione sul trasporto pubblico locale a Roma

Dopo l’impegno nella campagna per il NO alla liberalizzazione/privatizzazione di Atac al referendum civico dell’11 novembre scorso, continua la mobilitazione di “Indipendenza”, insieme a molti altri comitati di lavoratori e utenti, per un altro modello di trasporto effettivamente pubblico.

Il nome del comitato promosso da Indipendenza (rivista e associazione) pertanto cambia in “Per Atac servizio pubblico”, a marcarne le finalità. La restante parte del logo resta invariata.

Atac, a proposito di multe e assenteismo

In data 27 novembre 2018 “Il Messaggero”, in cronaca di Roma, riportava un articolo a firma di Lorenzo De Cicco dal titolo “Roma, guida al cellulare e semafori rossi: il mezzo milione di multe (non pagate) prese dagli autisti Atac” .

I fatti, risalenti al 2010/2013, vengono descritti in maniera subdola e non veritiera.
Subdola, perché si dà ad intendere che parte del debito (499.807,24 euro) è colpa degli autisti, che “non hanno pagato le multe”! La questione non sta né in cielo né in terra; vero, le multe arrivano ad Atac (proprietaria dei mezzi) e non può essere diversamente, ma immediatamente l’Azienda le fa recapitare attraverso la posta interna al responsabile del mancato rispetto del Codice della Strada. Le multe non solo venivano pagate e vengono pagate ma, a seconda della gravità della contestazione, si aggiunge un procedimento disciplinare in base al R.D. 148/31.
Nell’articolo si scrive “Scorribande col semaforo rosso, guida al cellulare, autovelox, incidenti. Ma anche macchine di servizio sorprese a sfrecciare sulle corsie preferenziali, senza lo straccio di un’autorizzazione”. Il tutto per mettere all’indice gli autisti, colpevolizzare e scaricare sul personale la “cattiva gestione”. Nessun distinguo, nessun chiarimento, nessun approfondimento! Solo per dare in pasto ai cittadini, agli utenti, un capro espiatorio!

Lo stesso meccanismo è stato applicato in riferimento al famoso “Assenteismo”.
Sempre lo stesso Lorenzo De Cicco, su “Il Messaggero” del 3 agosto 2018, “buttava giù” due righe tanto per scrivere solo ed esclusivamente contro gli autisti: “1 autista su 4 in licenza” ! Gergo militare! Si chiamano ferie o permessi! Se si scava e si vogliono scrivere fatti e notizie vere, vengono fuori situazioni in cui –è documentato (farsi dare da Atac i dati)– la maggioranza degli autisti supera i 40 giorni (gg) di ferie da “consumare” degli anni precedenti, con punte che lambiscono i 100 gg di arretrate “ferie non godute”!
Durante l’anno si maturano 26 gg più 4 gg di festività soppresse: totale 30 gg.
Tra la metà di giugno e la metà di settembre, l’azienda programma un piano ferie.
Ogni autista ha la possibilità di 2 settimane di ferie compresi i riposi; in alcuni casi (situazione rara) il massimo arriva alle 3 settimane compresi i riposi, se gli stessi riposi risultano essere di domenica! La turnazione consente una media nell’anno di 22 riposi domenicali per cui 30 domeniche sono lavorate, oltre a effettuare il turno nelle altre festività!
Nei fatti un’autista non usufruisce dei giorni di ferie spettanti annualmente!

Non contento, ecco che allora Lorenzo De Cicco va ad accusare di “assenteismo”chi si permette di richiedere “diritti” che la legge Italiana stabilisce in favore dei lavoratori, per determinate esigenze familiari! Dunque la 104 e la 151 sono leggi in favore dei fannulloni, secondo la filosofia di Lorenzo De Cicco e non solo! L’illuminato giornalista scrive testualmente: “L’assenteismo è un vecchio vizio nella partecipata dei trasporti più grande d’Italia, il tasso di forfait dal servizio, ferie escluse, scavalla il 13% da anni. Ora che l’azienda è finita sotto concordato preventivo, con la marcatura stretta del Tribunale fallimentare, l’andazzo deve in qualche modo finire”. Come si permette? Ci sono le leggi, sentenze di Cassazione che sanciscono tale diritto! Chi fa il furbo sarà perseguito come è prescritto dalle stesse leggi… per cui si vuole solo “sparare“nel mucchio! Non si può accettare l’equazione malattia=assenteismo. La percentuale delle assenze per malattia tra i conducenti si aggira intorno al 5,5%, solo che occorre puntualizzare: disturbi gastrointestinali, vescicali, mal di testa, disturbi lombosacrali, ecc… possono essere sopportabili dietro una scrivania, al chiuso, in ufficio confortevole, non di certo alla guida di un mezzo per oltre 6,30 ore continuative nel traffico di Roma, oltretutto in mancanza di servizi igienici ai capolinea!

Antonio Senes

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Uber: un esempio di ‘capitalismo delle piattaforme’

Condividiamo questa intervista a Eva Raffaella Desana su Uber come esempio di quel ‘capitalismo delle piattaforme’ che radicano il loro modello di impresa sulla disinvoltura fiscale, la deregolamentazione del lavoro e l’aggressione alle potestà regolative delle istituzioni pubbliche.

Sistemi come Uber portano all’arricchimento di compagini societarie estere, peraltro tutt’altro che trasparenti, aprendo una fase nuova e ancora più pervasiva di sudditanza per il nostro tessuto economico e sociale.
Per Indipendenza c’è infatti questo ulteriore motivo per rigettare tale tipo di operatori, espressione di quei vincoli derivanti dalla condizione di sudditanza dell’Italia alla filiera euroatlantica che ha reso il nostro Paese, dal secondo dopoguerra a oggi, sostanzialmente un protettorato atlantico.

Con questo spirito ci siamo opposti anche al secondo quesito del referendum civico sul trasporto pubblico a Roma, lo scorso 11 novembre, e oggi continua la nostra rivendicazione per un trasporto pubblico di qualità e al servizio della cittadinanza.

 

Verso il voto: le ragioni del NO al referendum Atac

Atac: noi non smobilitiamo!

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Insieme per ricostruire il servizio pubblico di trasporto – trasformare Atac in Azienda Speciale – aprire il Comune alla partecipazione di lavoratori e utenti – iniziative del Comitato promotore

Il 23 novembre 2018 si è svolto un secondo appuntamento [in via Giolitti 231 per il primo vedi qui], in cui si sono incontrati comitati, associazioni, persone che hanno operato per il NO alla messa a gara del trasporto pubblico di linea e non di linea, proposta dal Referendum dell’11 novembre scorso. Hanno convenuto, superato lo scoglio della privatizzazione del servizio che poneva su di un binario sbagliato e negativo la soluzione dei problemi di ATAC, di dare seguito alle indicazioni emerse nel corso della campagna referendaria per ricostruire un servizio di trasporto pubblico a Roma degno di questo nome. Ossia in linea con l’obiettivo di renderlo un’attività efficiente, di qualità, in grado di rispondere alle esigenze dei lavoratori e degli utenti, universale, con attenzione alle differenze sociali e di genere e alle classi di abitanti più in difficoltà per età, condizione di reddito, di abitazione, di precarietà lavorativa…

Un servizio che – con la riduzione progressiva dell’uso attualmente abnorme dei mezzi di trasporto individuali, con l’utilizzo del ferro rispetto alla gomma, con l’adozione di nuove tecnologie di propulsione e di organizzazione – diventi strumento efficace per arginare l’inquinamento a tutela della salute pubblica e per la realizzazione delle politiche della mobilità e della logistica di cui la città di Roma non può continuare a restare priva.

Un obiettivo di questa portata implica azioni rivolte alla modifica dell’organizzazione dello specifico servizio svolto da Atac e Roma TPL ma, contemporaneamente rivolte a modificare il governo della mobilità, dunque le politiche cittadine, metropolitane e regionali. L’incuria nei confronti del pendolarismo, l’assenza di una idea di modifica del peso del turismo, l’amministrazione urbanistica e abitativa subalterne al potere delle rendite, sono tutti aspetti che devono essere affrontati unitariamente a quelli specifici della regolazione della mobilità pubblica e privata regionale e urbana, del debito e dell’arretratezza di Atac, del deficit infrastrutturale della città.

Un primo passo importante in questa direzione è la volontà, emersa il 23 novembre, di procedere INSIEME, valorizzando il fatto di essersi conosciuti tra diversi Comitati (e tra differenti posizioni) verificando che pur partendo da esperienze anche distanti si è convenuto su questi decisivi punti comuni:

1.- Trasformazione di Atac da Società per Azioni in Azienda Pubblica Speciale, recuperando anche nella forma giuridica l’obiettivo di essere strumento immediato delle politiche comunali nonché aperto alla voce dei lavoratori e dei cittadini in merito alla programmazione, definizione delle priorità, gestione e controllo. Trasformazione che è necessaria se la missione della nuova organizzazione è quella più sopra delineata, in quanto è evidente che nessuna società per azioni (e men che meno le gare per il mercato) può porsi quegli obiettivi. È chiaro che la nuova Azienda speciale comprende anche il servizio ora svolto da Roma TPL.

1a. – Immediatamente è necessaria una legge speciale per Roma Capitale; ottenere adeguati finanziamenti dallo Stato e dalla Regione, superando la distorsione al ribasso che colpisce Roma; formare un Fondo comune trasparente che dia conto di tutti i finanziamenti (statali, regionali, comunali) in essere e programmati; predisporre e attuare una procedura di scelta degli amministratori di Atac che superi lo spoil system partitico in atto e recuperi competenza e indipendenza.
A tal fine si propone una Deliberazione comunale di iniziativa popolare che avvii i cambiamenti accennati.

1b.- Il fardello del debito troverà una prima sintesi il 19 dicembre prossimo quando i creditori saranno chiamati ad esprimersi sulle scelte che li riguardano in base alla procedura del concordato preventivo.
I Comitati hanno deciso di svolgere il giorno Martedi 10 Dicembre una Conferenza stampa nella quale presenteranno le proprie proposte in tema di debito, di immobili Atac, di interventi urgenti nelle periferie, di ampliamento delle corsie preferenziali, assicurando anche la continuità delle stesse nelle intersezioni, di liberazione delle fermate dalle auto in sosta, d’inizio della ricostruzione di una rete tramviaria articolata. Su questi punti i Comitati si impegnano a preparare note di indirizzo utili a costruire iniziative di approfondimento, informazione, raccolta di firme onde presentare al Comune specifiche Deliberazioni.

1c.- La trasformazione di Atac sarà possibile determinando una capacità di analisi, di progettazione e di composizione di differenti punti di vista su aspetti cruciali: dal sicuro connotato giuridico all’esame delle norme di settore; dalla programmazione esistente del contesto trasportistico ( metro c, Roma Lido e ferrovie concesse, ferrovie regionali, Saxa Rubra Laurentina, PUT, PUMS) ai cambiamenti indotti dall’evoluzione delle forme di trasporto; dalla mobilità alternativa ciclopedonale alle politiche utili per arginare il traffico privato, commerciale e turistico; dal rapporto con l’hinterland regionale della città metropolitana al deficit infrastrutturale e all’uso delle tecnologie. È evidente che i Comitati non ritengono di fare ciò da soli, ma suscitando quel dibattito pubblico che permetta a differenti punti di vista (di lavoratori, imprese, centri di ricerca, cittadini) di incrociarsi, consolidando un’azione collettiva.

2.- Superare il buco rappresentato dalla incapacità (o non volontà) del Comune di modificare l’assetto attuale della mobilità, obbligandolo a operare affinché si determini un processo di recupero democratico del governo della città. Perciò i Comitati hanno deciso di incontrare con la loro proposta in ogni Municipio, associazioni, abitanti, lavoratori, imprese, forze politiche e sindacali che si sono dimostrate sensibili al tema, per informarli di questo progetto, per valutarne la corrispondenza alle loro lotte o iniziative o riflessioni, prendendo da esse concretezza e credibilità. Un dialogo e una diagnosi essenziali al buon rafforzamento dell’itinerario qui delineato.

2a.- Un punto molto importante è che in questa azione si apra una discussione di merito sul “piano industriale di Atac” per farne il punto di verifica dell’Azienda speciale ed imprimere una torsione delle logiche aziendali alle crescenti necessità sociali; come pilastro a cui riferirsi per l’integrazione con FS e Cotral e per i provvedimenti da assumere in segmenti collegati (non di linea, taxi collettivo, scuole, disabili), di recupero delle “esternalizzazioni” e degli immobili necessari all’espansione del servizio su ferro.

3.- I Comitati riunitisi il 23 scorso si costituiscono in Comitato promotore per il perseguimento delle azioni sopra indicate. Aperti ovviamente a quanti vorranno farne parte. Attualmente il Comitato coordinatore è provvisorio e agli incontri tutti possono partecipare (si chiede che i Comitati promotori siano sempre rappresentati).

* i comitati presenti sono stati: Calma, Mejo de no, Atac Bene Comune, Mobilit@s, Comitato utenti lavoratori, Comitato No referendum Atac (Indipendenza), Forum Acqua Pubblica, Roma Nuovo Secolo, Coordinamento residenti città storica, il periodico “il Cielo sopra l’Esquilino”. Per altri impegni non hanno potuto partecipare il Comitato Pendolari Roma Lido, il Forum salviamo il paesaggio di Roma e Rieti, il Comitato per il tram Saxa Rubra Laurentina. Il Comitato No corridoio Roma Latina.

23 novembre 2018

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atac non smobilitiamo

Roma 29 novembre: verso la seconda fase della campagna su Atac e la situazione politica

Il punto su:

– situazione politica
– campagna Atac servizio pubblico (resoconto 2° incontro comitati)
– prossime iniziative

A Roma, giovedì 29 novembre 2018, alle ore 19,30
in via Luigi Barzini senior, 38
(tra metro Quintiliani e Monti Tiburtini; traversa di via Filippo Meda)

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indi 29 nov 18

Venerdì 23 novembre: incontro per proseguire la battaglia su Atac azienda speciale

Condividiamo l’appuntamento di venerdì 23 p.v. in vista della prosecuzione nella battaglia per Atac azienda speciale di diritto pubblico e per un modello di ‘legalità costituzionale’ sul trasporto pubblico locale a Roma. 
La cortesia di Gualtiero Alunni pone a nostra disposizione l’utilizzo della sala del Consiglio Metropolitano di Via Giolitti 231, venerdì  23 novembre 2018 dalle ore 16,30.
L’invito è di vederci per valutare il da farsi dopo il referendum dell’11 scorso. Tutti quanti abbiamo sempre ritenuto che fosse importante superare l’inganno referendario della cosiddetta liberalizzazione per procedere alla ricostruzione del servizio pubblico di trasporto. Si tratta dunque di discutere tra di noi come ciò si possa fare. Sappiamo che è una impresa difficilissima che comprende l’identificazione di un percorso che possa portare alla trasformazione di Atac in Azienda speciale e. insieme, alla riappropriazione democratica del governo della città, determinando un intreccio positivo tra partecipazione e decisione. Un percorso che necessita di approfondimenti e di interventi immediati, possibili subito, che tuttavia si inseriscano in un disegno complessivo, tenendo conto del sistema mobilità interdipendente col sistema città, ovvero funzionale all’eguaglianza e ai bisogni sociali degli utenti e dei lavoratori. Un compito, se vogliamo, squisitamente politico: di cambiamento delle politiche o “non politiche” correnti.
Discutiamone insieme venerdì 23 novembre 2018 dalle ore 16,30 a via Giolitti 231.

comitatonoreferendumatac@gmail.com

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Bilancio della campagna (prima fase) di Indipendenza sul trasporto pubblico a Roma

Di seguito l’impegno di “Indipendenza”, con il suo “Comitato No referendum Atac”:

– apertura di un sito sul tema e connessa casella di posta elettronica (comitatonoreferendumatac@gmail.com) con gli scritti volta a volta divulgati sia sulle reti sociali, sia tramite l’indirizzario elettronico di “Indipendenza”;

– iniziative promosse autonomamente ed altre in cui, su invito, siamo intervenuti:

Roma, 9 novembre: assemblea per il NO a Tor Bella Monaca

Roma, 7 novembre: assemblea per il no al referendum Atac

Ostia, 6 novembre: assemblea per il no al referendum Atac

Roma, 5 novembre: Referendum Atac all’Università Tor Vergata

Roma, 30 ottobre: verso il referendum Atac/Le ragioni del NO;

– interviste uscite su diverse testate locali ( il ventrilocoforItalynews ; Le Petit Journal)

– auto-produzione di un video

– incontri di gruppo all’aperto e soprattutto a domicilio (sollecitando particolarmente i sostenitori del SI ad invitare a casa propria parenti, amici, vicini, conoscenti e, al termine degli incontri, invito a rilanciare ‘a catena’ il materiale informativo esposto, via posta elettronica. Alla fine, dato il numero delle richieste, abbiamo risposto al maggior numero possibile di inviti, non a tutti), modalità quest’ultima da sviluppare anche in altre occasioni;

– diffusione, pur non in tutte le occasioni, della rivista.

Sul trasporto pubblico a Roma i giochi restano aperti. Non solo perché i Radicali hanno annunciato che ricorreranno al TAR in riferimento alla modifica dello Statuto di Roma Capitale che abolisce il quorum e dunque per ottenere la validità ed efficacia della consultazione, pur se delegittimata sul piano popolare. Non solo perché a dicembre l’assemblea dei creditori darà o meno il via libera al concordato. Non solo perché non è scongiurata la prospettiva della messa a gara del servizio di trasporto pubblico, vista la proroga fino al dicembre 2021 dell’affidamento “in house” ad Atac del servizio di trasporto pubblico locale. La questione resta aperta per chi, come Indipendenza, battendosi al referendum per il NO, l’ha inteso non come atto di conservazione dello status quo, ma come premessa indispensabile per un rilancio effettivo di un ruolo pubblico nel sociale.

Di qui il dovere morale e politico di proseguire questa lotta, rifiutando la natura odierna di Atac come SpA: si tratta di aprire un fronte sociale e politico per un servizio / gestione pubblica, per l’istituzione di un’azienda speciale pubblica metropolitana in cui siano ricomprese nel perimetro le linee ed i dipendenti della Roma TPL. Una risposta al modello dominante con quello che a tutti gli effetti dovrebbe prefigurarsi come un vero e proprio esperimento di democrazia economica e legalità costituzionale, in continuità quindi con la parte ‘positiva’ della nostra proposta politica nella campagna referendaria, a saldarsi anche con altri snodi come la politica industriale e la riconversione ambientale nella mobilità.

Sappiamo che questo andrà di per sé ad impattare con il quadro vincolistico, liberalizzatore e privatizzatore, della piattaforma neoliberista dell’Unione Europea. Del resto la specificità del comitato che come “Indipendenza” abbiamo messo in piedi è stata proprio quella di collegare una catena di ‘perché’ che dal contesto generale (Unione Europea e connivenze pluridecennali delle classi dirigenti di questo Paese) interferisce in modo decisivo fino all’ambito territoriale locale (ed il trasporto è solo uno degli ambiti, peraltro essenziale data la sua rilevanza d’interesse collettivo).

Non è cosa da poco per “Indipendenza” aver comunicato certe istanze. Non è cosa da poco il ‘nodo’ della sovranità politica e dei diritti sociali che era incorporato nel referendum e che continua ad esserlo nella lotta per la piena e fattiva ripubblicizzazione del trasporto locale capitolino. Non è una posta in gioco di poco conto, ed “Indipendenza” continuerà a portare il proprio contributo nella lotta.

Comitato NO referendum Atac – Indipendenza

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Atac: noi non smobilitiamo!

Comunicato, venerdì 16 novembre 2018

ROMA/ DOPO IL REFERENDUM SUL TRASPORTO PUBBLICO LOCALE.
PRIMA RIUNIONE

Giovedì 15 novembre si è tenuta una prima riunione di diversi comitati per il NO presso la sede dell’ass. Indipendenza, a Tiburtina. Presenti, oltre al Comitato NO referendum Atac (Indipendenza), anche Comitato Utenti e Lavoratori in difesa del Trasporto Pubblico, Decide Roma Polo Acqua Pubblica, C.a.l.m.a., Pendolari Roma-Lido, Comitato Atac Bene Comune.

La riunione si è dato l’obiettivo di rilanciare il trasporto pubblico urbano di Roma modificando la forma societaria di Atac da S.p.A ad Azienda Speciale Pubblica. Su questo apriremo la discussione tra i cittadini ed i lavoratori del settore. Atac così com’è non funziona e non funzionerà. La verifica si deve adempiere con l’ingresso al controllo dell’azienda da parte dei cittadini e dei lavoratori.

Seguiranno altre riunioni, assemblee, dibattiti su questo tema con i cittadini, i lavoratori, le istituzioni. Non vogliamo i privati nel trasporto a Roma e in Italia.
Cambiare Atac si può.

 

Riportiamo di seguito anche il comunicato congiunto di tutte le componenti riunite:

NOI NON SMOBILITIAMO!

Giovedì 15 Novembre alle ore 19:30, i sottoscritti “comitati per il NO” in assemblea aperta presso la sede dell’associazione Indipendenza (Monti Tiburtini – via Luigi Barzini senior, 38), analizzato l’esito referendario per la privatizzazione di Atac, svoltosi l’11 Novembre, ritengono:

1) il risultato insoddisfacente e pericoloso per il destino e il futuro dei servizi pubblici locali, della collettività e del mondo del lavoro afferente;
2) pericoloso direttamente o indirettamente per il mondo del lavoro in tutte le Partecipate Pubbliche di Roma Capitale;
3) decide di perseguire l’obiettivo di rilanciare la dimensione pubblica a partire dal trasporto urbano di Roma, come uno dei principali “asset” economici sociali e ambientali che devono costituire un nuovo e importante motore di sviluppo per la Capitale.

Ritengono unitariamente che:
A) tale obiettivo politico, così come accade in tante altre capitali europee, sia realizzabile modificando la forma Societaria di Atac da Spa ad Azienda Speciale Pubblica, per riportare in maniera inequivocabile, “mission” e ragione sociale, dentro indirizzi strategici e funzionali al radicale cambiamento gestionale di Atac;

  1. B) che siano obiettivi complementari al ruolo terzo della pianificazione pubblica, che deve prevalentemente lavorare in autonomia:
    b1) per la riconversione della rete da gomma alla ferrotranvia;
    b2) al completamento delle linee metro;
    b3) ai non più rinviabili interventi infrastrutturali a partire dalle corsie preferenziali;
    b4) al reperimento stabile e continuativo delle risorse dovute a Roma Capitale quarta area metropolitana di Europa capaci di compensare gli extra costi indotti dalle peculiarità di Roma;
    b5) ad una adeguata “governance” territoriale che abbia come obiettivo prioritario arginare il 75% del traffico privato e commerciale e rispondere alle istanze del pendolarismo pretendendo un effettivo sistema integrato del trasporto con le 8 Fm del Lazio e le 3 Fs concesse;
  2. C) che tale piattaforma programmatica abbia in sé:
    c1) l’obiettivo speculare di una rigorosa tutela della salute pubblica e dell’ambiente;
    c2) la compiuta realizzazione del diritto alla mobilità sostenibile e alternativa con segmenti garantiti e in sicurezza di ciclopedonalità;
    c3) complementari occasioni di lavoro e occupazione.
  3. D) Che tale piattaforma programmatica abbia in sé non soltanto il dovere di una salvaguardia degli attuali livelli occupazionali, ma anche meccanismi di incentivazione allo sviluppo nei vari livelli del settore.
  4. E) Che tale piattaforma programmatica sia l’unica strada per dedicare una particolare attenzione alle fasce deboli di utenza per la quale offrire, una volta a regime, anche modelli di gratuità del servizio.
  5. F) Che in tale piattaforma programmatica e sociale non si possa eludere l’esigenza della costruzione di modelli partecipati in ogni municipio per una pubblica e aperta condivisione degli indirizzi strategici sul trasporto, costruendo relazioni costanti con realtà associative territoriali, centri di ricerca e università che abbiano reali poteri decisionali.

Per questi motivi, sapendo che sotto la pelle dei risultati dell’astensione è ben presente un malessere scevro dalle strumentalizzazioni dei radicali e del PD, è ben presente l’interesse di corporazioni di interesse specifico per privatizzare il settore a vantaggio dei privati che non rinuncerà a tale lucroso obiettivo, noi non ci accontentiamo del mancato raggiungimento del quorum e puntiamo sulle nostre ragioni, che traguardino obiettivi sociali che vanno oltre la questione Atac di oggi ma per un Atac del domani, nella consapevolezza che non affrontare il problema per quel che è, significa ignorare dati di fatto che già oggi rappresentano i problemi di tutte le aziende pubbliche e per l’intera comunità.

Noi siamo convinti di agire politicamente per gli interessi collettivi e da Roma Capitale su questi temi lanciamo una piattaforma di sfida politica e programmatica; una sfida contro la logica delle privatizzazioni e l’esclusiva ricerca del profitto in tutti i beni comuni e indivisibili.
Apriremo la discussione nelle istituzioni municipali, nelle associazioni e tra i lavoratori del settore, con tutti i sindacati, proponendo una proposta di legge di iniziativa popolare per la quale raccoglieremo il consenso tra gli utenti e il mondo del lavoro. Perché siamo convinti che la “governance” di Atac, condizionata dai fattori esterni sopraelencati, così com’è non funziona e non funzionerà a prescindere dal concordato. E siamo convinti che altri inconfessabili disegni spingono per soluzioni non dichiarate ma che in caso di fallimento servirebbero un “assist” formidabile agli interessi costituiti e rappresentati anche in questo referendum, comunque per la privatizzazione non solo di Atac ma di tutte le Partecipate Pubbliche.

Noi puntiamo ad una svolta reale che:
G) contribuisca ad un nuovo modello di città in cui si produca occupazione, tutela ambientale e libertà di movimento.
g1) Non minore, ma maggiore servizio di trasporto in tutti i quadranti territoriali per ricucire territori smembrati dal nuovo piano regolatore e che registrano una domanda crescente di mobilità.
g2) che riporti il controllo effettivo di un importantissimo braccio strumentale nell’alveo dei doveri dell’istituzione Comune di Roma, che deve riconoscere e rappresentare una matura e dimostrata capacità elaborativa e propositiva dei cittadini e dei lavoratori del settore;
g3) che chiede un nuovo modello che includa la reinternalizzazione delle attività primarie, dalle manutenzioni, al soccorso stradale alle pulizie e rifornimento per prima uscita e rientrata a fine turno;
g4) che, sull’indotto, controlli e prevenga il “dumping” sociale dato dalle dinamiche degli affidamenti in subappalto al massimo ribasso;
g5) che smantelli filiere politiche e clientelari di appartenenza e imponga una trasparente selezione con procedure ad evidenza pubblica e parametri e criteri meritocratici del “management” apicale e dei gruppi dirigenti allocati nelle macrostrutture con valutazioni trimestrali;
g6) che a tale proposito ricostruisca degli organismi di controllo autonomi e terzi fuori dal rischio di cattura da parte dei potentati economici e della mala politica.

Per questo seguiranno altre riunioni, assemblee e dibattiti su questo tema con cittadini, lavoratori e istituzioni. Aperte alla inclusione e partecipazione di altri soggetti associativi che vogliono capire e discutere anche da posizioni diametralmente diverse. Per noi, dopo l’acclarato fallimento delle politiche di privatizzazioni dei servizi pubblici, in Italia e in Europa, la sfida da cogliere senza se e senza ma, in termini di politiche industriali, trasparenza e moralità, di gestione e organizzazione, di rispetto dei diritti degli utenti e dei lavoratori, è: “far funzionare il pubblico meglio del privato”.

Non vogliamo i privati nel trasporto a Roma o in Italia, perché gli innesti di settori in “outsourcing” regalati ai privati hanno portato non solo Atac ma buona parte delle Partecipate Pubbliche allo stato di crisi in cui sono. E presto con l’uberizzazione dell’economia reale e dei servizi pubblici sarà un problema da affrontare anche nel mondo dei taxi.
Sul tema della mobilità, con l’esperienza di Roma TPL, a cui è stato ceduto il 30% della rete pubblica nelle periferie, i romani con i privati hanno già dato.
Cambiare Atac si può, renderla più produttiva, efficiente e di qualità si deve, perché con questo cambiamento reale e non con le scorciatoie a favore dei privati, miglioreremo realmente la qualità della vita, del lavoro, delle relazioni umane e sociali e dell’ecosostenibilità ambientale per tutti noi.

Atac Bene Comune, Calma, Lavoratori e Utenti, Pendolari Roma Lido, Coord. Decide Roma-Acqua Pubblica, Indipendenza, Mobilit@s

Comunicato-su-incontro-15-novembre

atac non smobilitiamo

Il manganello euroatlantico sul trasporto pubblico locale: Milano, Genova e Firenze

CasaPound su Atac e Tav

Confindustria Roma per il sì al referendum Atac: dubbi su cosa votare?

Il PD romano per il SI al referendum Atac: quali risvolti dietro tale decisione

Atac: il NO al bar e al lavoro

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